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Sepino Sepino, adagiata alle pendici dei Monti del Matese, vede racchiusi nel suo nome secoli di storia.   Il paese moderno sorge sulle rovine di un antico castello medioevale di cui oggi sono visibili alcune porte e torrette. Leggi tutto
San Giuliano del Sannio Il piccolo paese del Molise posto su un colle fa parte di quella culla di storia e di cultura quale è il Sannio; si affaccia sulla Valle del Tammaro e proprio dal belvedere del Paese si può ammirare un paesaggio ricco di suggestione e di magnifici colori in qualunque periodo dell'anno, che spazia sino ai Monti del Matese.   Leggi tutto
Mirabello Sannitico Mirabello Sannitico è posto su un piccolo colle tra due torrenti, di cui il principale è il "Tappino", che danno vita ad una rigogliosa e verdeggiante vegetazione. 

E' situato nel Molise Centrale, a circa 6 chilometri dal capoluogo di regione Campobasso.  
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Cercepiccola È posto su di una collina, in posizione dominante, alquanto panoramica, sulla piana del fiume Tammaro.
La Chiesa parrocchiale è quella del SS. Salvatore, di costruzione antichissima. Vi furono eseguiti due importanti interventi di restauro; il primo nel 1742, l'altro nel 1847 con l'ampliamento della volumetria.  
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Cercemaggiore   Terrazzo del Molise, Cercemaggiore domina dai suoi mille metri di altitudine i panorami del Molise, scoprendo orizzonti inaspettati fino alla Puglia, alla Campania, agli Abruzzi. Paesaggi tra i più svariati, racchiude la sua millenaria storia nelle rocce, nelle pinete che contornano le sue due cime (Monte Saraceno, mt 1089; Leggi tutto
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Storia Sepino Cultura sepinese

Cultura sepinese

Culto di Santa Cristina

Sepino e Santa Cristina: un binomio indissolubile da 900 anni.  Il culto di Santa Cristina è diffuso in tutto il mondo. La città di Sepino, per confermare il legame indissolubile con la Santa, si è gemellata nel 1995 con Bolsena, città nella quale la Patrona visse e subì il martirio nel IV secolo a soli 11 anni.  Durante tutto l'anno Sepino prega e rende omaggio alla Santa.

La presenza di S. Cristina a Sepino risale al 1099, quando due pellegrini giunsero a Sepino con le reliquie della Santa. Erano due pellegrini francesi diretti in Terra Santa. Percorrendo la via Francigena giunsero a Bolsena, dove busto_della_Santadal IV secolo era perpetuato il culto verso la martire locale Cristina. I pellegrini si accostarono alla tomba della Santa e in loro nacque il desiderio di trafugarne il corpo. Dopo aver trafugato i resti della martire si incamminarono verso le pianure pugliesi, per potersi imbarcare su qualche nave diretta in Oriente. Tuttavia, nessuna nave era in partenza per cui furono costretti a tornare nell'entroterra, giungendo così a Sepino. Come essi cercavano di allontanarsi dal paese, una forza misteriosa li respingeva all'interno del centro abitato. La bisaccia che conteneva le reliquie divenne inamovibile. Solo dopo che il popolo di Sepino fece voto di dedicare tre festività in onore della Santa, si riuscì a spostare i resti della martire nella chiesa: era il giorno 10 gennaio del 1099. Circa settanta anni dopo, vennero donate le reliquie al vescovo di Palermo. A Sepino rimase la reliquia del braccio della Santa.

Il giorno 6 gennaio, come già detto, si commemora l'arrivo delle reliquie della Santa da Bolsena nell'anno 1099. Alle ore 12 della vigilia, al suono delle campane, si sospende ogni attività lavorativa o domestica in omaggio e a devozione della Santa.

La solennità è preceduta, il giorno 8 gennaio dalla tradizionale "crianzola", originariamente una riunione dei capifamiglia, nella quale i produttori offrivano un assaggio del vino nuovo. Questa tradizione con il passare del tempo ha iniziato a subire alcune modifiche, infatti da diversi anni è aperta a tutti gli uomini del paese e si suole incontrarsi presso le terme Tre Fontane

larrivo_dei_pellegrini_con_le_reliquie_di_santa_cristina_1099.

Il giorno 9 gennaio, quando le campane suonano a vespro, presso il palazzo comunale si radunano genitori e bambini. L'amministrazione comunale dona a tutti i bambini e bambine il tradizionale "cartoccio", colmo di dolciumi, e una candela che poi sarà offerta alla Santa. Tante bambine incoronate di fiori fanno la fila: sono "le verginelle". Le campane continuano a dare il loro suono ad intervalli regolari per richiamare i cittadini alla festa. Dopo la quarta suonata il sindaco, le autorità, gli amministratori, le bambine vestite di bianco e il popolo in corteo si recano in chiesa, portando in mano un cero, alla cui sommità è legato un ramoscello di ulivo. Viene esposta alla venerazione la reliquia e la statua di S. Cristina, che con un marchingegno ad argano è posta in alto nel presbiterio, al centro di una grande stella, in mezzo a un tripudio di fiori. In ogni fedele c'è commozione e preghiera appena la statua è posta in trono. Inizia la celebrazione solenne dei Vespri a cui segue la celebrazione dell'Eucaristia.  Ogni anno il sindaco tiene un discorso di circostanza, a cui segue l'omelia del parroco. Durante la celebrazione, il sindaco offre alla Santa, per le mani del Parroco, un dono in oro, incenso e mirra. L'amministrazione fa anche un dono alla parrocchia che rimane a perenne ricordo. La celebrazione continua con intensa partecipazione. Al termine i genitori portano i loro bambini che, con una suggestiva cerimonia, vengono benedetti e affidati alla protezione di S. Cristina. Nella sacrestia intanto fervono altri preparativi. Si procede al sorteggio di turni di persone che durante la notte si alternano sul campanile per suonare manualmente le campane, in attesa del giorno festivo. Il sorteggio stabilisce anche i gruppi che, in occasione delle quattro processioni in onore della Santa, porteranno la statua e il baldacchino che la segue. Le campane che dall'alto del campanile dominano il paesaggio iniziano la loro danza e il suono rallegra tutti. Il loro suono si diffonde per tutta la notte. E' questa una notte dal sapore surreale, densa di fascino e di gioiosa religiosità popolare e il suono dolce e ovattato ha la forza di evocare ricordi profondi e nostalgie, legare insieme passato e presente, vicini e lontani. Quest'atmosfera mistica richiama al ricordo e alla venerazione della Santa Patrona.

Il 10 gennaio è festa grande ed è chiamata "intratio". la_processione_della_prima_domenica_di_maggioSi ricorda la traslazione del corpo della Santa dall'ospizio di S. Nicola alla chiesa del Ss.mo Salvatore e il suo patrocinio sulla comunità.  In questo giorno, numerosi cittadini e forestieri affollano i confessionali, per disporsi alla comunione in onore della Santa ed anche per lucrare l'indulgenza parziale concessa da Papa Clemente XII. Dopo la celebrazione eucaristica segue la processione fino al rione Canala, seguendo uno dei leggendari percorsi intrapresi dai due pellegrini che portarono le reliquie di S. Cristina.

La prima domenica di maggio, con la natura che esplode nella sua vivacità e bellezza, la tradizione vuole la solenne celebrazione in chiesa e la processione. E' la festività primaverile propiziatoria per la fecondità della terra. Secondo la convenzione stipulata nell'anno 1609 da Francesco Carafa, Signore di Sepino, con il clero locale, il Signore finanziò la costruzione del "Tesoro", cappella in cui è custodita la statua della Santa, e il clero  fu obbligato ogni prima domenica di maggio a fare una processione. Ed è questa la processione più lunga di tutto l'anno che attraversa tutto il paese. Un tempo i ragazzi accompagnavano S. Cristina con un continuo suono di campanelli. Vengono portati in processione anche tutti i busti reliquiario custoditi nel Tesoro.  A località Colle, le statue vengono cosparse di petali profumati: "la sciurata a li santi" .

Il 24 luglio si ricorda il martirio di S. Cristina. Sepino si riempie di cittadini residentila_statua_lignea_che_viene_portata_in_processione_ogni_100_anni all'estero, di pellegrini, di bancarelle. In ogni angolo si assapora la festa. La chiesa si riempie fino all'inverosimile, si prega con devozione e raccoglimento. Alle ore 11, inizia la celebrazione eucaristica presieduta dall'Arcivescovo di Campobasso - Bojano, con il parroco, i frati e altri sacerdoti. Al termine ha inizio la solenne processione che giunge fino al largo S. Nicola dove, secondo la tradizione, erano ospitati i pellegrini che portarono le reliquie. Le due bande musicali attendono con impazienza e appena la statua varca la porta della chiesa, campane e musica, preghiera e canti si intrecciano a dare onore alla Patrona che passa benedicente in mezzo alla sua gente, al paese per il quale chiede favori e grazie.  Dopo la Messa vespertina c'è un momento di tradizione e di folklore. Le due bande musicali provenienti da punti diversi si incontrano nella piazza e danno il via al "concertone" : tutti gli elementi delle due bande suonano insieme lo stesso motivo. La folla si accalca e applaude. Dalla Casa Comunale, il sindaco, le autorità, l'amministrazione, seguiti dal popolo e preceduti dalle bande, portano la corona al monumento dei caduti. In un attimo l'intera piazza ammutolisce, si sente dall'alto il suono della tromba, il silenzio incombe su tutti. La corona viene posta davanti al monumento a ricordo dei caduti, la folla applaude e maestoso risuona l'inno nazionale. In momenti così forti nessuno deve essere dimenticato. Il 25 luglio è dedicato agli emigrati. C'è da sottolineare che:  SEPINO VANTA LA PRIMA FESTA DELL'EMIGRANTE DI TUTTA LA REGIONE MOLISE, infatti, nel 1903, il presidente del Comitato Feste decise di prolungare la festa di Santa Cristina di un altro giorno (25 luglio), dedicandolo a tutti cittadini emigrati. In questa giornata c'è il pranzo con gli emigrati che tornano a Sepino per la festa. Nella serata, cantanti di un certo livello, ogni anno, si esibiscono nella piazza principale. Il tempo scorre inesorabile e la prima domenica di ottobre S. Cristina è ancora in mezzo al suo popolo, che processionalmente conduce la sua statua fino alla località Lama, per ringraziarla della fecondità della terra e per l'abbondanza dei raccolti, prima che sulla valle giunga la brina e sui monti la neve.

S. Cristina Vergine e Martire, un fiore bagnato di sangue per amore di Cristo, ieri, oggi e sempre, continua a vigilare e a proteggere Sepino. La Santa spalanca la sua porta a tutti, invitando ognuno a spalancare la porta del cuore a Cristo, perché il tempo che viene sia di conversione, di riconciliazione e di grazia di Dio con gli uomini e degli uomini con Dio.

Il Bufù, lo strumento musicale tipico sepinese

Nella notte di San Silvestro le strade di Sepino si affollano di i_bufu_a_capodannosuonatori che accompagnati dai loro strumenti, girano per le contrade del paese, portando a tutti l'augurio di buon anno, con le famose "serenate" (prima della mezzanotte) e le "matinate" (dopo). E' questa una delle tradizioni più sentite dai sepinesi, una tradizione le cui origini si perdono nella notte dei tempi. I suonatori si riuniscono in diverse squadre chiamate appunto "bande di bufù" e circa un mese prima dell'atteso evento viene scelto un luogo, solitamente una vecchia casa, dove preparare i bufù.
Il Bufù è lo strumento musicale monopelle costituito da una botte di legno, con il fondo chiuso e con il lato superiore aperto intorno a cui è tesa una pelle di capra o di vitello, al centro della quale è inserita una canna. Lo strumento produce suono quando la canna viene "frizionata" dal suonatore con un panno umido, mettendo in tal modo in vibrazione la pelle che, utilizzando come camera di risonanza la botte, produce un rumore cupo, così caratteristico da averne preso il nome "bufù".
L'altro strumento utilizzato è il così detto "zingareglie": questo viene costruito con due aste di legno legate tra loro all'estremità. Sulla parte superiore, che può essere di diverse forme, sono inchiodati pezzi di lamiere. Le due aste battute l'una contro l'altra, producono un allegro suono.
Per armonizzare le serenate ogni banda ha un suonatore di organetto e un capobanda che con un mazzo di fiori in mano dirige "la squadra"!
Spesso sono presenti strumenti come le "traccagnole", ovvero le nacchere,  "gl'iacciarine", semplicemente un pezzo di acciaio battuto contro un altro pezzo di acciaio e tanti altri piccoli strumenti artigianali.


I concittadini per ringraziare le bande del loro augurio offrono in cambio denaro, dolci o vino. La mattina di capodanno che, come diceva Alberto M. Cinese, aveva "un tempo un certo carattere ufficiale, di cui si trova traccia anche negli atti amministrativi, e costituiva uno dei compiti che i bidelli e i banditori municipali dovevano assolvere, oggi è affidata all'iniziativa delle bande (un tempo anche femminili) senza altro obbligo che quello che nasce dalla tradizione".
Verso le 11 a.m. tutte le squadre si riuniscono nella piazza del paese, dove si esibiscono per circa tre ore e alla fine tutti i rappresentanti delle bande vengono premiati. Numerosissimi sono i turisti che ogni anno vengono ad assistere a questo singolare spettacolo davvero unico, che lascia nel cuore dei presenti tanta felicità ed allegria.

 

La Festa del Maiale, ovvero la festa de "Ru Porche"

Con l'arrivo dell'inverno, in tutti i paesi molisani, i maiali più sani e "cicciottelli" sono pronti per essere uccisi e mangiati. Si parla della cosiddetta Festa del Maiale. Soprattutto nei decenni passati, quando ogni famiglia aveva almeno un maiale, l'uccisione di questo animale rappresentava una vera e propria festa, durante la quale ci si riuniva, si lavorava, si scherzava e... si mangiava. Tutti i componenti della famiglia, amici, parenti, vicinato erano presi e coinvolti durante questa giornata.
La mattina c'era la cosiddetta "FELLATA": fette di pane, fatto in casa, bagnate nella sugna. Si mangiava una parte molto saporita del maiale, "RU DOLCE MORSE", il dolce morso, le cervella, baccalà e patate, peperoni sottaceto, "PEPULLE", peperoni tondi. Quando si uccideva il maiale non si diceva mai "povera bestia"! Negli ultimi anni questi rituali continuano a sopravvivere, anche se in forme ridotte.

Arte Culinaria e Ricette tipiche

La cucina sepinese, come quella molisana, è caratterizzata dalla tradizione gastronomica contadina in cui dominano: la carne di maiale, la salsiccia (savesicchia) paesana insaccata con aromi deliziosi e profumati, la ventricina e le soppressate, preparate secondo i canoni dettati dalla tradizione, formaggi etc. Tutti cibi paesani, rigorosamente genuini. A Sepino, ancora oggi, gruppi di anziani, adulti e giovani, si ritrovano d'inverno nelle case per fare "RU SCHETICCHIE", di solito una cena, spesso organizzata all'ultimo momento, in cui è d'obbligo la carne arrosto!  Si ringrazia sentitamente il signor Mattia Luigi Lisella, intervista di A.F. e C.M.

LA VIGILIA DI NATALE

La mattina si digiunava, si diceva "non se campra" . La sera IL CENONE ed è d'obbligo il BACCALA' ARRACANATO (A GRATE'): il baccalà si spezzetta, ci si aggiungono fette di patate molto sottili, capperi, pezzetti di peperoni sottaceto (paesani possibilmente), chicchi d'uva, "FICURA" (fichi secchi spaccati), molliche di pane e un pizzico di prezzemolo, aglio e olio.

Spaghetti : spesso con alici.


Anguilla: condita con sugo di pomodoro.


NATALE

Maccheroni con ragù o pasta asciutta o cavatelli (ri cavateglie), con sugo di pollo o di "CAPPONE", cioè tacchino. Inoltre da sottolineare la presenza di bevande a volontà!!!

CAPODANNO

Molta pasta, soprattutto cavatelli e carne di maiale. "LUMICURA": cotica di maiale e cipolle.
"RU SCIUSSCE" - il farro: preso il farro si mette a bagno (a molle), poi si stampa, cioè si "pisava" nei mortai di pietra. Dopo ciò, si puliva sotto l'acqua e si "CUCEVA". Usciva un composto simile alla polenta, che veniva condito con sugna ed olio.

PASQUA

(in occasione di questa festività le tradizioni gastronomiche in passato accomunavano tutta la popolazione, ricchi e poveri).

COLAZIONE

Frittata (con uova, prosciutto, salsiccia, fegatino di capretto).

PRANZO

Pasta asciutta o condita con sugo di agnello e carne di vario tipo (soprattutto agnello arrosto con peperoni sottoaceto). La pastiera di riso o grano non mancava mai sulle tavole dei sepinesi!

SANTA CRISTINA DI LUGLIO

In occasione del grande flusso di gente, i sepinesi, durante tutta la giornata, preparavano (soprattutto nella zona del centro storico) lo spezzatino di fegatino, piccoli peperoni fritti verdi ("FRIAREGLIE") e baccalà.

DOLCI
Tipici sono i biscotti all'olio e "RI PEPATEGLIE", spesso con miele.

 

Credenze popolari

Non era raro che qualche tempo fa, quando ancora la televisione era un lusso per pochi, che i bambini sedessero accanto al camino nelle lunghe sere d'inverno.

Essi ascoltavano incantati "ru cunte" (il racconto) della nonna,  di strani esseri magici chiamati "Ri Mazzacurreglie" e "Le Janare" .


"Ri Mazzacurreglie"  erano strani: folletti, che si presentavano all'apparenza come dei bambini vestiti di rosso, con buffi copricapo di color verde o rosso. In uno dei racconti si narra che molti anni fa, una casa era talmente infestata da queste strane creature, che i padroni, per la disperazione, decisero di trasferirsi. Durante il trasloco la padrona di casa, udì delle strane voci che cantilenavano allegramente: "Mo ce ne jame e la casa nova!". (adesso ce ne andiamo nella nuova casa). Non erano esseri malefici, anzi spesso amavano giocare con i bambini, essendo secondo alcuni, bambini morti senza aver ricevuto il sacramento del battessimo. Spesso "Ri Mazzacurreglie" facevano dispetti alle persone ricche e si dimostravano generosi verso i poveri, regalandolo loro pane e pietre preziose.

Molto più malefiche erano "le Janare" o streghe che dimoravano nelle vecchie case: spesso si trattava di persone comuni, invecchiate nella tristezza e nella solitudine. Secondo la credenza popolare, "le Janare" si ungevano il corpo con strani oli e ciò le consentiva di trasformarsi in vento e di volare ed infilarsi nelle fessure delle porte e delle finestre, ma soprattutto nei buchi delle serrature. Giunte a destinazione se la prendevano prima con i bambini in fasce: li sollevavano dal letto e li deponevano per terra o peggio li "uastavane" (rovinavano), fino a farli ammalare o addirittura morire.

Diversi erano i rimedi escogitati per combattere le malvagie "Janare": per prima cosa bisognava far togliere la fattura da "Ru Mavone",  cioè lo stregone buono; oppure c'era la possibilità di catturare la strega: bisognava afferrarla per i capelli e tenerla stretta, finché questa  non avesse pronunciato la fatidica domanda:

"Che tè mmane?" (che tieni in mano?); guai a rispondere: "Ri capiglie" (i capelli), perché lei avrebbe risposto:"E j me ne scappe come a l'anguilla!" (e io fuggo via come l'anguilla). Bisognava invece rispondere:"Ferre e acciaie" (ferro e acciaio); vale a dire le forbici, strumento utilizzato contro il male, e così la strega avrebbe perso tutti i suoi poteri.

Il metodo infallibile era quello di recarsi in chiesa la notte di Natale e di posizionarsi vicino all'entrata, muniti di falce e spighe di grano. Al quel punto la strega avrebbe dovuto rivelarsi, perché  incapace di uscire dalla chiesa. Per impedire che le streghe entrassero dentro casa, si ricorreva ad un altro stratagemma: si poneva una scopa dietro la porta d'ingresso e la strega, che per poter entrare doveva contare tutti i rami che componevano la scopa, ci impegnava talmente tanto tempo che giungeva l'alba  e senza aver compiuto l'opera, era costretta a sparire.

(Tratto da sepino.net)

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