CHIESA DELL’ABBAZIA DI S. MARIA DI MONTEVERDE NOTA ANCHE COME S. MARIA DI GUGLIETO Era situata exstra moenia, distante circa tre miglia dal paese. Nel 1626 si presentava ben reparata nel tetto e nelle pareti, aveva un unico altare con un’icona di legno, il coro ed il campanile con due campane, costruito nella parte posteriore della chiesa. Al suo servizio ha avuto sempre un eremita. Intorno agli anni ’50 del secolo scorso, un nuovo edificio è stato costruito nei pressi dei ruderi dell’antica chiesa per interessamento di Giuseppe Margiasso.
CHIESA DELL’ABBAZIA DI S. GIORGIO Altrettanto antica è la chiesa dell’Abbazia intitolata a S. Giorgio. E’ la seconda citata nell’inventario ordinato da Federico II di Svevia. Si è persa ogni memoria circa le sue origini e solo nel 1712, in una relazione del vescovo, l’arciprete Bartolomeo Fantacone segnala la presenza di due monasteri soppressi appartenenti all’ordine benedettino, uno sotto il titolo di S. Giorgio e l’altro di S. Maria di Monteverde. Nel 1623 la chiesa aveva un unico altare, che il vescovo aveva ordinato all’abate di ornare con un’icona. L’ordine fu eseguito e nello stesso anno, viene descritta la statua di legno indorato di S. Giorgio al cui collo pendeva una capsula contenente una reliquia del Santo, donata alla chiesa dal vescovo Gallucci, che oggi si conserva in un reliquiario a forma di braccio, portato in processione il 23 aprile,giorno della festa del Santo Patrono. Non si conosce il periodo esatto nel quale avvenne la ristrutturazione interna e la erezione di altri due altari. Nel 1790, dopo la morte dell’abate Domenico Biondi, l’abbazia, con sovrana determinazione, venne dichiarata semplice cappellania laicale, devoluta alla Real Camera, e le sue rendite furono unite all’arcipretura di Mirabell per sollevare la popolazione dai pesi per il sostentamento della stessa. In tale determinazione,inoltre, si concedeva la possibilità di dare in enfiteusi perpetua i beni della cappellania. Infatti, nel 1791, con atto del notaio Frenna di Napoli, l’arciprete Fantacone stipulò la convenzione con i fratelli Biondi per l’enfiteusi perpetua di tutti i beni, dietro pagamento di un canone annuo, con la clausola che i loro eredi non avrebbero mai potuto acquistare i diritti su tali beni. Ancora oggi, il giorno 23 aprile, numerosi fedeli si recano in questo luogo per onorare il Santo con una solenne processione e con l’accensione dei falò, a ricordo del suo miracoloso intervento per la salvezza del paese nel Medioevo contro il saccheggio da parte di soldati.
CHIESA ARCIPRETALE DI S. MARIA ASSUNTA Non è possibile stabilire con esattezza la data di costruzione di questa chiesa; essa, però, insieme a quella di S. Giorgio, posta fuori dal centro abitato, è menzionata in un documento risalente al 1241,anno in cui Federico II di Svevia, adducendo come pretesto l’organizzazione di una crociata in Terra Santa, ordinò la confisca dei tesori custoditi nelle chiese più importanti delle diocesi di Bojano, Isernia, Venafro, Trivento e Guardialfiera. A questo scopo aveva delegato un funzionario regio che, con l’atto citato del 1241, redasse un inventario dei beni da confiscare appartenenti alle chiese più ricche. In questo compaiono le chiese di S. Giorgio e dell’Assunta. Nelle visite pastorali del 1629 il vescovo Gallucci descrive la presenza, nella chiesa di S. Maria Assunta, di un arciprete e di 10 sacerdoti, numero ridotto, successivamente, a nove per mancanza di rendite. La struttura della chiesa si modificò nel tempo, soprattutto in seguito ad avvenimenti eccezionali e rovinosi, quali i due terremoti storici del 1688 e del 1805. In ogni caso, fin dalle visite pastorali del’600, la chiesa è descritta già a tre navate, con coro, sacrestia e campanile. L’altare maggiore di pietra è sempre definito ben custodito e ben ornato di icona. All’epoca vi erano numerose cappelle o altari distribuiti nelle navate laterali. L’organo è collocato nella parte anteriore, nelle vicinanze del campanile; il fonte battesimale in pietra, datato 1581, si trova sul lato destro della porta di entrata, dove ora è la statua di S.Giorgio, chiuso con un cancello di ferro. L’unico riferimento alla croce d’argento, altra opera importante ancora oggi conservata, è contenuto nella visita del 1625;successivamente, in vari inventari, viene indicata come lavoro di fine cesello di scuola abruzzese e datata 1598. L’opera, preziosa oreficeria di gusto tardo rinascimentale, ha subito di recente tormentate vicissitudini. E’ stata oggetto di un furto nel 1972 e di un rapido recupero da parte dei Carabinieri nell’aprile dell’anno successivo. Dopo il suo ritrovamento e la riconsegna alla comunità parrocchiale è stata sottoposta ad un nuovo bagno di argento e oro che ne ha, purtroppo, irrimediabilmente compromesso le qualità artistiche. La croce presenta dei bracci a tortiglione percorsi da un fregio a tralci vegetali, segnato dal ritmo dei tronchi mozzati, evoca l’impressione di rami di un albero con un rimando simbolico al tema cristologico dell’arbor vitae; anche il piccolo gruppo del pellicano che ferendosi il petto nutre i propri piccoli, posto sul coronamento della croce, costituisce una precisa allusione al sacrificio di Cristo, in quanto allegoria del sangue versato per la redenzione dell’umanità. L’altra opera che si conserva nella chiesa è un quadro dell’Assunta eseguito nel 1757 dal pittore campobassano Michele Scaroina fratello di Candida, moglie del famoso scultore Paolo di Zinno. .L’aspetto attuale dell’edificio è quello risultante dalla ricostruzione dopo il terremoto del 1805 che comunque, non incise molto sulla struttura originaria. I lavori di ristrutturazione andarono molto a rilento e furono completati nel 1870. Tutti gli altari sono decorati con marmo; i lavori relativi all’altare maggiore con il tempietto sopraelevato della Madonna del Carmine ed il pulpito sono stati eseguiti dai marmorari Giuseppe Nasti di Napoli e Vincenzo Bianco di Campobasso.
LA CHIESA DELLA SS.MA ANNUNZIATA La chiesa della SS.ma Annunziata, un tempo vicina alle mura del paese, era beneficio semplice di patronato della famiglia dei duchi Frangipane. Nel 1626 chiesa e altare erano in riparazione. Nel 1895 fu venduta a Giuseppe Di Biase, dopo essere rimasta per circa 50 anni in completo abbandono e pericolante. Nel 1961, il locale venne donato alla parrocchia di Mirabello dagli ultimi proprietari, i coniugi Di Vico-Centritto. Vi si conserva ancora un altare di pietra ornato con una bella statua.
LA CHIESA DI S. ROCCO La chiesa di S. Rocco, l’ultima ad essere edificata a Mirabello in onore del Santo che, probabilmente, rese meno doloroso il contagio in occasione della peste del 1656, era situata dentro le mura ed era di patronato dell’Università. Due documenti ci permettono di asserire che la costruzione risale all’anno indicato. Il primo del 1657 – una bolla del vescovo Celestino Bruno – fu redatto per l’unione delle rendite della cappella della Ss.ma Trinità, S. Marco e S. Gaetano e della chiesa di S. Rocco alla chiesa arcipretale, rimasta senza risorse; il secondo,datato 1658, è relativo all’erezione,da parte dello stesso vescovo, di una confraternita sotto il titolo di S. Rocco. Quest’ultimo documento conferma l’edificazione della chiesa, avvenuta al tempo del vicino contagio, grazie alle elemosine, alle buone opere e al lavoro dei mirabellesi. La prima notizia certa riguardante questo edificio ecclesiastico è collegata all’anno 1741; come riferito da una lapide con iscrizione posta all’interno dell’edificio, il 18 ottobre di tale anno esso viene consacrato insieme all’ altare dal vescovo di Bojano Antonio Manfredi, con la contestuale concessione di indulgenze per la ricorrenza della festività di S.Rocco. Negli anni vicini alla sua consacrazione la chiesa si ritrova ad assumere un ruolo di particolare rilievo nella vita religiosa di Mirabello, diventando sede delle maggiori istituzioni laicali del paese, con conseguenze assai significative dal punto di vista artistico. Tra i beni di pertinenza della confraternita del Rosario ci sono tre quadri, “l’uno è dietro l’Altare, che contiene la figura della Vergine del SS. Rosario, S. Rocco, S. Domenico, Santa Rosa, ed altre pitture”, i restanti altri due, raffiguranti “ Il viaggio di Nostra Signore con S. Giuseppe in Egitto” e “S. Pasquale, l’Angelo Custode colla figura del Sacramento di sopra”, sono posti sulle pareti laterali incorniciati da stucchi ornati di fogliami.Le tre opere trovano un aggancio cronologico certo, di poco precedente al 1756 la prima, tra questa data ed il 1756 le seconde. Per la pala posta allora sull’altare ed oggi sistemata sulla porta d’ingresso, i confratelli hanno fatto riferimento al contesto napoletano. Il dipinto, dai tratti stilistici, pare appartenere a Francesco Peresi, artista di origine calabrese, ma attestato con bottega a Napoli almeno dal 1709. Si spera che il prossimo intervento di restauro possa restituirgli piena leggibilità. Attualmente, la chiesa ha mantenuto la struttura interna originaria ad una sola navata, mentre non c’è più traccia del campanile, sostituito sulla facciata dal balcone della casa parrocchiale, ricavata nella soffitta. LA CHIESA DI S. ROCCO La chiesa di S. Rocco, l’ultima ad essere edificata a Mirabello in onore del Santo che, probabilmente, rese meno doloroso il contagio in occasione della peste del 1656, era situata dentro le mura ed era di patronato dell’Università. Due documenti ci permettono di asserire che la costruzione risale all’anno indicato. Il primo del 1657 – una bolla del vescovo Celestino Bruno – fu redatto per l’unione delle rendite della cappella della Ss.ma Trinità, S. Marco e S. Gaetano e della chiesa di S. Rocco alla chiesa arcipretale, rimasta senza risorse; il secondo,datato 1658, è relativo all’erezione,da parte dello stesso vescovo, di una confraternita sotto il titolo di S. Rocco. Quest’ultimo documento conferma l’edificazione della chiesa ,avvenuta al tempo del vicino contagio, grazie alle elemosine, alle buone opere e al lavoro dei mirabellesi. La prima notizia certa riguardante questo edificio ecclesiastico è collegata all’anno 1741; come riferito da una lapide con iscrizione posta all’interno dell’edificio, il 18 ottobre di tale anno esso viene consacrato insieme all’ altare dal vescovo di Bojano Antonio Manfredi, con la contestuale concessione di indulgenze per la ricorrenza della festività di S.Rocco. Negli anni vicini alla sua consacrazione la chiesa si ritrova ad assumere un ruolo di particolare rilievo nella vita religiosa.